La comunità parrocchiale del Sacro Cuore di Maria è in subbuglio dopo aver appreso la notizia delle imminenti modifiche che interesseranno l’area presbiteriale. I fedeli sono venuti a conoscenza dei lavori leggendo l’ultimo bollettino parrocchiale nel quale si annunciavano le modifiche e si chiedeva agli stessi parrocchiani di contribuire nei limiti della disponibilità di ciascuno.
L’idea di stravolgere il presbiterio della chiesa, capolavoro eclettico dell’architetto Carlo Ceppi risalente al 1897, non è affatto piaciuta ad un nutrito gruppo di parrocchiani che si è ripromesso di vederci più chiaro e di rivolgersi tanto alla Curia quanto alla Soprintendenza.
Un primo incontro con i monaci che reggono la parrocchia è avvenuto martedì pomeriggio ma non ha cambiato lo scenario. I religiosi sono convinti del progetto che avrebbe ricevuto il placet della Curia e di ben due Soprintendenze e motivano le modifiche con la necessità di adeguare la chiesa al Concilio Vaticano II, anche se con ben 50 anni di ritardo.
Vediamo dunque il progetto nel dettaglio. La querelle è scaturita dalla decisione di rimuovere la balaustra che nelle chiese divideva l’area presbiteriale da quella destinata ai fedeli. Una rimozione che prima ha visto fermamente contrari i parrocchiani ed è stata poi superata non appena sono emersi gli altri particolari del progetto. Per quel che riguarda la balaustra infatti sono diverse le chiese che negli anni l’hanno rimossa per completare il contatto ideale tra prete e fedeli.
L’attuale altare provvisorio verrebbe sostituito da un parallelepipedo di marmo bianco sormontato da una grande croce di metallo. E in questo risiedono alcune delle perplessità dei parrocchiani. Il marmo bianco infatti non sarebbe tale da inserirsi ed integrarsi con la suggestiva pietra verde che riveste gli interni del tempio. La grande croce di metallo dorato – senza il Cristo crocifisso – piace ancora meno perché nulla avrebbe a che fare con lo stile eclettico con richiami neogotici scelto dal Ceppi. Gli strali dei parrocchiani però si indirizzano soprattutto verso il nuovo ambone – la tribuna dalla quale si leggono i passi del Vangelo – anch’esso in marmo bianco. In questo caso non sono tanto il marmo e il colore chiaro a suscitare lo sdegno. Piuttosto non piace l’idea che l’ambone venga ulteriormente alzato e che accanto venga post a una lastra, sempre in marmo bianco, con una fessura in bassorilievo da cui uscirebbero rami e fiori scolpiti.
Più per il costo che per il suo essere kitsch suscita perplessità anche l’idea di rivestire i gradini di acciaio corten, un materiale costosissimo che in tempi di crisi suona come un elemento superfluo.
Il progetto si conclude con un’ammissione che fa pensare parecchio. <Un agglomerato di elementi chiaramente altri rispetto al contesto dell’architettura del Ceppi>.
I parrocchiano però non sono decisi a mollare e tenteranno tutte le strade per fermare il progetto che rischia di sconvolgere l’amata parrocchia, per uno scherzo del destino sopravvissuta alla devastazione della Seconda Guerra Mondiale – che ne danneggiò alcune parti – e messa in pericolo dai pastori chiamati a guidare la comunità.

