Due parole con Tawakkul Karman, premio Nobel per la pace 2011

 

 

 

 

Da qualche giorno Tawakkul Karman, l’attivista yemenita che si è ribellata alla dittatura del presidente Saleh insignita del premio Nobel per la pace è cittadina onoraria di Torino. Un riconoscimento che il consiglio comunale ha voluto tributare a lei e alle due donne liberiane Ellen Johnsone Sirleaf e Leymah Gbowee battutesi per avviare il processo democratico nel loro paese.

La visita di Tawakkul Karman a Torino si è aperta con una conferenza al Conservatorio, martedì sera. Due ore di dibattito che hanno ripercorso la sua storia e tracciato un profilo delle Primavere Arabe che hanno scosso Egitto, Libia, Yemen e Tunisia e stanno ora interessando la Siria. A condurre il dibattito la giornalista Rai ed esperta di Medio Oriente, Lucia Goracci.

Si aspettava tutto questo? 

“Questo riconoscimento è un orgoglio per la Primavera Araba, un orgoglio per il popolo yemenita che si è sollevato. Ci aspettavamo questo tsunami. In Yemen la lotta è iniziata cinque anni fa, ben prima delle altre Primavere Arabe. Abbiamo iniziato a scendere in piazza perché il sistema andava sempre peggio e i media di tutto il mondo restituivano un’immagine pubblica dello Yemen lontana da quello che eravamo costretti a vivere. Abbiamo sentito il dovere di dire no e quando abbiamo deciso di scendere in strada sapevamo che avremmo vinto e che sarebbe stata la fine della dittatura. All’inizio è stato difficile, nelle strade urlavamo al popolo di svegliarsi, la gente però non ci dava retta per la paura. Eravamo poche donne e abbiamo suscitato la sorpresa di tutti. Siamo state arrestate e picchiate ma non ci siamo fermate.

Che cosa l’ha spinta a scendere in strada in un paese che per tradizione vede la donna sottomessa?

Premetto che nessuna religione è contro la democrazia. Sono i portatori della religione che interpretano male. Non dobbiamo correggere l’idea di religione ma la comprensione della religione. Io sono solo una donna in questo mondo, una donna che sogna di avere cittadinanza per tutti, uomini e donne, senza differenze. Vivevamo in un paese dove i benefici  erano solo per l’autorità e per le persone corrotte che gravitavano attorno al regime. Non ho mai guardato a me stessa come donna ma come essere umano, io devo essere rispettata perché sono un essere umano, non perché sono donna. Non crediamo alla tradizione che subordini la donna all’uomo. La donna ha gli stessi diritti dell’uomo e deve partecipare alla vita sociale e politica allo stesso modo dell’uomo. La nostra è stata una lotta per i diritti di tutti e il dittatore è rimasto stupito soprattutto dal ruolo delle donne. Tutti sono utili e alla fine questo ha determinato il nostro successo. 

La Primavera Araba ha rilanciato e sfruttato i social network, quanto è stata importante la tecnologia nella rivoluzione?

Tecnologia e globalizzazione hanno dato un grande contributo perché sono riuscite a rompere le catene imposte dai dittatori. In Yemen questo si è visto di meno perché il nostro è un paese dove molto spesso si fatica ad avere la corrente elettrica in modo continuativo ed esistono problemi infrastrutturali. Nella Primavera Araba la tecnologia ha posto in comunicazione le persone lontane e anche le persone di paesi diversi. I dittatori non sono più riusciti a tenere separate le persone. Grazie ai social network si è avuta la possibilità di incontrarsi e riunirsi e ha dato a milioni di persone l’occasione di discutere e confrontarsi. Sebbene in Yemen internet non fosse così diffuso noi abbiamo deciso di non arrenderci, di provarci  e riprovarci fino alla fine e ce l’abbiamo fatta.

Non teme che il ruolo della donna possa perdersi dopo le rivoluzioni?

Il problema per le donne di essere leader è un problema che riguarda tutto il mondo. Non c’è ancora una vera parità. Il mondo arabo ha problemi di tradizioni e lo Yemen ancora di più. Questo è dovuto all’azione di uomini religiosi e alla presenza di dittatori chiusi propensi a peggiorare la situazione, lo fanno perché sono spaventati dalle donne. Sono necessarie due rivoluzioni, una contro l’establishment politico e una seconda contro le tradizioni religiose. Qualcosa è già cambiato perché anche l’uomo avverte quanto il ruolo della donna sia importante.

Molti in Occidente si chiedono perché nel dopo rivoluzione abbia vinto l’Islam politico quasi ovunque e temono che la rivoluzione sia stata tradita, cosa ne pensa?

E’ necessario distinguere. Vince l’Islam politico perché negli anni del regime è quello che è stato più vicino alla gente ed è stato normale scegliere l’unica alternativa al regime. Il problema potrebbe essere in futuro se non ci fosse il pluralismo che consenta una scelta ma le donne e i giovani faranno sempre da controllori del sistema. Se si dovessero allontanare dalla democrazia o ripetere gli stessi errori del regime toglieremo loro il nostro appoggio. Non ho paura dell’azione politica, ho più paura dell’assenza di azione politica.  L’Occidente non deve temere perché la democrazia non si costruisce in un giorno, l’Occidente stesso ha impiegato secoli per arrivare a regimi democratici. Noi, grazie alla globalizzazione e alla tecnologia potremo arrivarci anche prima ma serve tempo. 

In questi giorni gli occhi sono puntati sulla Siria, quale pensa che sia la strada per il popolo siriano?Cosa si può fare a livello internazionale soprattutto dopo il veto di Russia e Cina?

Rispondo con due frasi. Il popolo siriano vuole vincere. Il popolo siriano vincerà. A livello internazionale è necessario muoversi in fretta con manovre di embargo nei confronti di Bashar Al-Assad e del suo regime, espellendo gli ambasciatori dai paesi occidentali e congelando i suoi conti bancari. Bisogna agire nonostante il veto della Russia e della Cina ma io sono convinta che il popolo siriano alla fine ce la farà. 

Cosa pensa di un intervento armato?

Non è l’unica nè la migliore delle vie possibili, è solo l’extrema ratio. E’ sufficiente l’embargo per isolare il paese. 

Come può l’Occidente aiutare i paesi a completare il processo democratico?

Essendo parte della soluzione e non un problema, costruendo il nostro futuro insieme a noi anziché averne e invitando a completare il processo democratico che sarà completo soltanto con la caduta dei dittatori.

 

La sicurezza stradale: in Francia un dovere di tutti

Arriva ancora una volta dall’estero e in particolare dalla Francia, paese sempre molto attento a queste politiche, un video scioccante sulla sicurezza stradale.

Il filmato, della durata di un minuto appena, non usa mezzi termini e lancia un messaggio diretto facendo ricorso a scene forti. A promuoverlo il governo francese, già autore in passato di campagne di prevenzione a forte carica emotiva come quella che vedeva ad ogni casello autostradale fotografie di gravi incidenti e auto accartocciate. Una scelta che segue la falsariga delle foto di malati di cancro sui pacchetti di sigarette in Brasile.

Spot simili sono stati realizzati anche in Germania e Gran Bretagna mentre in Italia, dove ogni anno muoiono migliaia di automobilisti, si preferisce un approccio morbido

Per chi non conoscesse il francese ecco la traduzione:

Fino  a quando ci sarà troppo alcol nel sangue di un conducente ci sarà sangue sulle strade,

“Fino a che un conducente dimenticherà una sterzata per non perdersi una chiamata verrà chiamata un’ambulanza

Fino a che un veicolo di tre tonnellate ignorerà uno scooter di 100 chili ci saranno tonnellate di divario

Fino a che si svolterà senza fare attenzione all’angolo cieco ci saranno dei morti

Fino a che la velocità impressa sul contachilometri supererà quella impressa sui cartelli gli incidenti non diminuiranno

Continueremo a pensare che sono gli altri che guidano male senza pensare che gli “altri” siamo tutti noi

Fino a che non comprenderemo che il codice della strada non è li per farci perdere punti sulla patente ma per farci guadagnare anni di vita

Fino a quando ci saranno dei morti dovremo agire  per rendere più sicure le nostre strade

Tutti responsabili della sicurezza stradale”

Il movimento dei Forconi fa proseliti, blocchi di Tir in tutta Italia

Il vento di protesta che soffia dalla Sicilia da oltre una settimana ha finito per coinvolgere tutta la Penisola. Oggi ma sarebbe meglio dire questa notte sono iniziati in tutta Italia blocchi autostradali indetti dai sindacati per protestare principalmente contro l’incremento dei prezzi del gasolio, delle tariffe autostradali e delle tasse che rischiano di mettere in ginocchio la categoria.

A Torino il blocco è andato in scena a partire dall’alba nella zona dell’interporto Sito di Orbassano dove centinaia di Tir si sono radunati bloccando un lungo tratto della tangenziale sud in entrambe le direzioni e causando non pochi disagi alla circolazione.

<Siamo stufi delle promesse, vogliamo risposte concrete dal governo – spiega Antonio Mollica, coordinatore regionale di Trasporto Unico, sigla sindacale autonoma – al governo non chiediamo soldi ma più tutela e rispetto delle regole per difendere la categoria e diciamo basta ai continui aumenti del carburante, delle tariffe autostradali e dei costi assicurativi. Non ci muoveremo da qui fino a che non otterremo risposte>.

La protesta è andata avanti per tutto il giorno e nel primo pomeriggio ai camionisti fermi sul piazzale del Sito e sulla tangenziale si sono uniti circa 60 tassisti reduci dal corteo di protesta contro le liberalizzazioni svoltosi in mattinata. I tassisti, scandendo slogan dai megafoni, hanno affisso due striscioni che recitavano <Giù le mani dalle licenze> e <Taxi Torino>.

Soltanto nel tardo pomeriggio i camionisti hanno rimosso il blocco solo per spostarlo altrove. Salvo ripensamenti o cenni di apertura da parte del governo i camionisti continueranno con i blocchi stradali fino a venerdì.

Concordia: dopo la tragedia i tour del macabro

E’ successo a Cogne, a Perugia, poi ad Avetrana – costringendo il sindaco a transennare la villetta dei coniugi Misseri – ora tocca alla Concordia.

Mentre i sommozzatori si affannano dentro e fuori dal relitto per recuperare gli ultimi dispersi ed il paese si interroga sul danno ambientale c’è chi sale su un traghetto, raggiunge l’isola del Giglio e si mette in posa con il gigante spiaggiato sullo sfondo, come se fosse il Colosseo o la Tour Eiffel.

Poco importa che siano morte 13 persone e che il numero sia destinato soltanto a salire, non conta che a bordo di quella nave si sia consumata una tragedia forse evitabile, non interessano il danno all’ambiente e quello del possibile sprofondamento della nave. L’importante è portarsi via un pezzo, strappare un feticcio, tornare a casa e far vedere le foto agli amici come se fosse il filmino del viaggio di nozze. L’importante è dire “Io c’ero, io ho visto”, raccontarlo al bar il lunedì mattina tra un cornetto, un caffè e uno sfottò sul calcio, tanto per non scivolare nell’anonimato.

C’è la coppietta in gita domenicale, c’è la famigliola sorridente, c’è la coppia di anziani, c’è il tecnologico con l’I-Pad, c’è chi abbraccia quel che rimane di una panca trascinata a riva dalle onde, c’è chi si stringe nell’inquadratura per farci stare anche la nave.

Alla base c’è la morbosità per spettacoli che non capita di vedere tutti i giorni, che visti sul giornale o al tg hanno un sapore diverso, mediato. Invece essere lì, scattarsi la foto e magari farsi immortalare senza vergogna da uno dei tanti fotoreporter impegnati a documentare il dramma ha tutto un altro sapore per non parlare dell’orgoglio nel far vedere all’amico la pagina di giornale il giorno dopo.

Credevamo di aver toccato il fondo con l’ennesima tragedia tutta made in Italy, con la codardia e la viltà di Schettino, con lo scherno dei giornali di mezzo mondo e invece i turisti del macabro ci hanno stupiti ancora una volta dimostrando che quando si è toccato il fondo si può sempre continuare a scavare. Del resto come disse Andy Warhol “In futuro ciascuno avrà i suoi 15 minuti di celebrità”.

Iva sulla benzina: arrivano i primi rincari

 

 

 

 

L’aumento di un punto percentuale dell’Iva, inserito dal governo nella manovra finanziaria, inizia a produrre i suoi primi effetti nefasti sulle tasche degli italiani ed un primo assaggio lo hanno avuto gli automobilisti non appena sono arrivati al distributore. Sabato, a poche ore dall’entrata in vigore ufficiale dell’incremento dell’imposta sul valore aggiunto, le compagnie petrolifere non hanno perso tempo ed hanno provveduto a rivedere al rialzo i prezzi di benzina e diesel. Prezzi che sono così cresciuti di un centesimo e mezzo con buona pace di chi all’automobile non può rinunciare ed è costretto a sottoporsi al salasso.

La benzina, salvo alcune eccezioni, dopo aver sfondato quota 1,60 euro pochi mesi fa veleggia ora verso 1,70 euro. Più contenuti i rincari per quanto riguarda invece il diesel che oscilla tra 1,40 e 1,50. <La benzina purtroppo si deve fare – spiega un automobilista – ormai a questi rincari uno ci fa l’abitudine, sono periodici, peccato non si possa dire altrettanto quando è ora di abbassare i prezzi>.

Non sono rose e fiori nemmeno per i benzinai che devono ottemperare alle direttive delle compagnie petrolifere, quasi sempre rimettendoci di tasca propria.

Neanche mettersi alla ricerca del distributore più economico sembra essere la soluzione migliore al caro carburante. I prezzi infatti si differenziano di pochissimi centesimi tanto da rendere vani calcoli e velleità di risparmio degli automobilisti.

Così mentre da un lato di corso Unità d’Italia la benzina costa 1,552 e il diesel 1,438 sulla sponda opposta il prezzo della benzina è 1,591 e quello del diesel 1,473.

Prezzi che crescono spostandosi verso la zona collinare dove un litro di benzina costa 1,610 e uno di gasolio 1,493. <L’aumento dei prezzi si fa sentire, sabato è arrivato l’ultimo ritocco a causa dell’incremento dell’Iva  – spiega Lino Caputo, titolare di un impianto in piazza Zara – anche gli automobilisti hanno cambiato abitudini e spesso si lamentano, per fortuna all’orizzonte non dovrebbero esserci altri incrementi>.

Prezzi di poco più alti in corso Casale dove la benzina arriva a costare 1,676 euro e il diesel 1,556. In pieno centro città, in corso Matteotti, i prezzi non si discostano molto dalle altre zone della città. Qui la benzina si attesta a quota 1,607 ed il diesel a 1,489 euro.

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